A Varese, il segretario della CGIL, Guglielmo Epifani è stato fischiato dagli industriali durante il proprio intervento all’assemblea generale degli industriali della provincia di Varese.  “L’impresa vive una fase delicata perché è cambiato il rapporto con il tempo. Oggi questo non si ammortizza più e ciò rende sempre più precaria anche la vita dell’impresa, ma questa non deve scaricare sul lavoro questa preoccupazione”, ha affermato Epifani. Un altro passaggio questo poco gradito dalla platea. Questa poi si è fatta sentire, senza fischiare, ma rumoreggiando quando Epifani replicando agli industriali che aveva sottolineato come “alla cultura dei diritti che va difesa con i denti dovrebbe corrispondere una cultura dei doveri” ha affermato che su questo la Cgil ha sempre fatto la sua parte.

La contestazione a Epifani ha impedito la conclusione dell’intervento del leader della CGIL. Non è un male. Da anni sono convinto che i sindacati sono una delle “mafie” italiane che impediscono lo sviluppo della nostra nazione. Ciò che emerge giorno dopo giorno è la spaccatura tra la base degli industriali – ricordate Vicenza? – e i vertici. I primi, che sono la base elettorale del centro-destra al Nord, erano con D’Amato in prima fila per la battaglia per l’abolizione dell’articolo 18. I vertici attuali di Confindustria rappresentano gli interessi dei grandi agglomerati industriali italiani e sono favorevoli alla concertazione, in quanto ciò significa che avranno più soldi pubblici e sindacati acquiescenti.

Chi invece deve fare tutti i giorni i conti con la produttività e i mercati, sa che il nostro sistema del lavoro (specie in uscita), delle infrastrutture e dell’energia è indietro anche per colpa dei sindacati, vera forza di conservazione e tutela dei privilegi, che la destra al governo non ha voluto colpire (uno degli errori più gravi in 5 anni).

Non deve perciò stupire se il Nord produttivo vota da anni contro una sinistra che si fa dettare l’agenda economica dai sindacati e pensa a tutelare i mercati “protetti” dei grandi gruppi industriali. E non ci stupiremo quando al posto di Montezemolo arriverà un nuovo D’Amato. Io lo aspetto. Con ansia e speranza.

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