L’Europa è stata un elemento di civilizzazione e non tutte le pagine del colonialismo sono negative: se pensiamo a come sono ridotte oggi l’Etiopia, la Somalia e la Libia e a come stavano sotto l’Italia, credo che ci debba essere una rivalutazione del ruolo italiano in quei Paesi
Gianfranco Fini.
Conosco le pagine nere del colonialismo, e gli errori di quello fascista che fu anacronistico, pasticcione, e in alcuni episodi sanguinario. Ma è proprio vero che il colonialismo fu solo oppressione e crudeltà? Tutti gli imperialismi, coloniali e non, sono stati spietati. Lo fu quello romano. Ma vogliamo affermare che le conquiste romane furono unicamente distruzione? E le conquiste di Alessandro Magno furono unicamente massacri e violenza?Nessuno osa affermarlo seriamente, in sede storica e culturale. Ma se si passa da secoli remoti agli ultimi secoli, viene imposta una vulgata demonizzatrice. Penso tutto il male possibile del modo in cui Rodolfo Graziani governò brevemente l’Etiopia, ma non ritengo si debba ignorare che con l’imperatore Hailé Selassié, internazionalmente vezzeggiato, in Etiopia vigeva la schiavitù, i contadini erano sfruttati senza pietà, le carestie mietevano centinaia di migliaia di vittime.
Fu sacrosanta l’aspirazione dei popoli sottoposti al dominio coloniale all’indipendenza,considero quest’ultima un’acquisizione doverosa. Mi è concesso tuttavia d’osservare che dell’indipendenza quei Paesi hanno fatto – con rarissime eccezioni – l’uso peggiore? In Etiopia, tolto di mezzo il potere feudale di Hailé Selassié, vi fu Menghistu al cui confronto Graziani era un dilettante della repressione, la Somalia è nelle condizioni che sappiamo, la Libia ha avuto in sorte un mare di petrolio e un dittatore, il colonnello Gheddafi, che ha riconosciuto la responsabilità del suo regime in un terribile attentato terroristico.
È vietato esercitare la memoria, oltre che sulle nefandezze coloniali, sulle nefandezze post-coloniali?
Mario Cervi, Il Giornale del 27/09/2006









Fini ha scoperchiato un vaso di Pandora!
Era ora!
Curiosamente i più acerrimi critici del colonialismo fascista sono stati anche i più brutali colonizzatori della storia:
le democraticissime Francia ed Inghilterra, i comunisti e la Chiesa Cattolica.
Strano, no?
1) L’ accostamento Chiesa-comunisti mi pare un pò azzardato…
2) E’ vero quello che c’ è scritto, ma non farei l’ apologia del colonialismo. Io non vorrei vivere in un’ Italia colonizzata. Già non mi piace che le aziende vengano “comprate” dai ricchi stranieri, figuriamoci se posso accettare un dominio straniero. Immagino che anche negli altri Paesi la si pensi così.
Io credo che l’ Occidente sia portatore, anche se spesso ipocrita, di valori importantissimi, ma non è padrone del mondo e nemmeno può salvarlo imponendo questi valori.
Può proporre con fermezza, dare l’ esempio (e magari seguirlo per primo), ma il cambiamento nasce da dentro.
E non dirmi che sono cose da destra sociale perché ho aderito all’ iniziativa “Per l’ Occidente” e guardo con simpatia la fondazione Magna Charta (cosa che un certo tipo non fa).
@ Simone: bhe, Graziani non fu un agnellino… Ogni Guerra di conquista è foriera di violenza, basta con l’atteggiamento da verginelle pacifiste!
@ Silvia: la chiesa cattolica fu – al pari dei comunisti – una forza colonizzatrice violentissima. Ti ho inviato un pezzo in proposito in pvt.
Fini non fa apologia del colonialismo, ma semplicemente dice che non tutto è da buttare.
L’Occidente è portatore di valori universali che si diffondono a macchia d’olio, specie in quei Paesi dove non sono stati importati con la violenza, ma con il commercio, il mercato, la cultura.
Sei di destra sociale, lo so: ognuno ha i suoi problemi!
“Fini non fa apologia del colonialismo, ma semplicemente dice che non tutto è da buttare.” scrive Mariniello.
Il punto è tutto qui. Ed è lo stesso punto che tocca chi dice “Il fascismo ha fatto anche cose buone.”
Il giochetto non funziona: ovvio che un fenomeno storico complesso come il colonialismo non può aver avuto effetti univoci. Quindi di qualsiasi fenomeno storico si potrebbero citare gli effetti positivi. Ma che vuol dire? Che non possiamo più dare un giudizio su niente?
Chi cita i presunti “effetti positivi” del colonialismo non lo fa astrattamente, ma all’interno di un contesto di discussione sul tema. E se all’interno di una discussione cito gli elementi positivi del colonialismo, lo faccio per difendere il colonialismo, non per altro.
Giù la maschera, un po’ di coraggio: dire “non tutto è stato male” vuol dire in realtà giustificare, difendere, rivendicare. Fatelo apertamente, allora.
Compagno Masaccio hai ragione!
Masaccio è ossessionato dal fascismo, lo capisco: toglietegli l’antifascismo e non saprà che dire.
In Etiopia prima del colonialismo vi erano diritti, libertà, pace e prosperità? E dopo il colonialismo?
Ma di fronte all’imbarazzante risposta, conviene subito gridare “all’armi, son tornati i fascisti”.
Comprendo e compiatisco!
L’Italia secondo me ha fatto bene ad avviare una politica colonialista perché ha ridato credibilità all’Italia davanti agli occhi del mondo intero nonostante le sanzioni, e lo dimostrano le parole dello stesso Churchill e di altri grandi politici dell’epoca che lo definivano un grande statista.
Che doveva fare l’Italia? Restare buna nei suoi confini per non turbare quei 4 beduini che c’erano!?!
Ha fatto più che bene, e che Gheddafi non rompa i cosiddetti perché l’Italia durante il colonialismo ha fatto di tutto e di più come edifici e opere!!
Guardate qua nel mio blog storico: http://lastoriavistadanoi.blogspot.com/2006/07/lopera-fascista-in-africa.html
Ciao
Bravo Gianmà!!
Ricky
Ci sono studi storici non di parte che stanno facendo luce su tanti aspetti proprio su questi temi, compresa la chiesa. Io non nego responsabilità e fatti gravi (non lo fa nessuno), ma c’ è stata e c’ è ancora la tristissima leggenda nera. Anche questa è storia… Comunque io continuo ad odiare il colonialismo.
Comunque, a parte tutto, non ti sembra di vedere le cose solo in chiave economica? Non c’ è il rischio di pensarla come Marx, anche se al contrario? Io rifiuto questo modo di vedere l’ Occidente senza un’ anima, dedito solo a far soldi. Quanti poi di noi vivono nel lusso?
Io guardo le cose solo in chiave economica? Non mi pare!
“Il Conservatore ha imparato che gli aspetti economici e spirituali dell’indole umana sono inestricabilmente connessi” e “Il Conservatorismo non è una teoria economica, sebbene consideri anche i problemi economici. Il Socialismo subordina tutte la altre considerazioni al benessere materiale dell’uomo, mentre il Conservatorismo mette le cose materiali al loro posto giusto, ed ha una visione organica dell’essere umano e della società umana nella quale l’economia politica ha una parte appena sussidiaria”. Barry Goldwater
E’ da mo’ che sostengo un Elogio del Colonialismo (non solo italiano) http://blacknights1.blogspot.com/2005/08/elogio-del-colonialismo.html
Parlo di fascismo perché sono in casa di fascisti, lo faccio per non mettervi in difficoltà con argomenti che non conoscete…
Comunque continuate così, spero che post come questi si moltiplichino: un modo in più per riconoscervi.
…eppure intelligenti pauca…
Voi destri siete così poco abituati a criticare i vostri condottieri che definite ogni grave cazzata da essi sparata come “uno schiaffo al politicamente corretto”. Il colonialismo italiano ha provocato centinaia di migliaia di morti, punto. Di questo passo anche lodare la Shoa diventerà uno “uno schiaffo al politicamente corretto”. E dire “fascisti tutti in foiba?” Pure. Ogni volta che berluskeiser dice una gaffe, ecco uno “schiaffo al politicamente corretto”. Se Calderoli investe un marocchino? “Uno schiaffo al politicamente corretto”.
E’ troppo vero che l’unico guaio dell’Italia è quello di non avere avuto una Norimberga con 800 criminali di guerra reclamati dalla Jugoslavia, Grecia, Albania, Etiopia, Somalia, Libia, Russia e Francia a piede libero dopo il 1945.
“Il colonialismo italiano ha provocato centinaia di migliaia di morti”: mi porti la fonte da dove hai preso questi dati? GM
Bell’articolo, ce ne fossero di più di persone che hanno la creanza di parlare di certi argomenti come meritano.