Le mie idee politiche sono in antitesi a quelle di Roberto Saviano.
Ma a Roberto Saviano riconosco un merito “storico”.
A differenza dei tanti casalesi, anche giovani, che dicono – scocciati – “a noi Saviano ci ha inguaiato“, credo che Gomorra, il suo autore e tutto il clamore creatosi intorno abbiano contribuito in maniera determinante a squarciare il velo dell’indifferenza, della non curanza che l’Italia tutta ha mostrato per decenni verso il mio Agro aversano.
Il silenzio è la vera arma della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta.
E’ vero, non tutti i casalesi sono camorristi. Lo dico io che non ho mai avuto grandi simpatie – pregiudizio? – per chi proviene da quel comprensorio. Ma diciamo anche che tanti casalesi, forse la maggioranza o forse no, sono in qualche modo conniventi. Giudizi e discorsi autoassolutori non servono.
Adesso lo Stato ed i mass-media si stanno concentrando con grande attenzione sul clan dei casalesi. Non possiamo che essere contenti. Stanno venendo fuori intrecci tra politica e clan, tra Istituzioni ed “imprenditori” (così si chiamano i boss da noi…).
Il cerchio si sta stringendo, pare. La gente per bene dell’Agro aversano – la maggioranza – chiede allo Stato di fare sul serio. Anche quando si sarà spento il faro della ribalta mediatica su Gomorra e su Roberto Saviano.