Dovrei stare zitto. Mi converrebbe. E invece sono qui, a dirvi – come sempre – la mia. E’ un mio difetto: dico sempre quello che penso. E nel finto mondo della politica, è un difetto. Grave.
Su La Stampa ho detto “sono contro tutte le dittature”. Il mio antifascismo è così, banale. O sembra banale. In realtà declina i miei valori di riferimento.
Credo nel diritto naturale – o Dio, per chi ci crede – che ha dato agli uomini la libertà. Il fascismo privò gli italiani di tale diritto naturale. Credo nella mia Nazione. E il fascismo ha condotto la mia Patria alla sconfitta. Credo nei corpi intermedi. E il fascismo (o parte di esso) voleva – senza però riuscirvi – divenire totalitario.
Ma capisco i mugugni: per la mia comunità gli antifascisti erano – e a volte lo sono tutt’oggi- quelli che ci impedivano di parlare e di riunirci, quelli che volevano sciogliere il MSI ope legis, quelli che ci escludevano dal gioco democratico del Governo. Ed erano quelli che giustificano gli omicidi dei fasci, (ricordate “uccidere un fascista non è reato?”) anche se erano adolescenti.
Gli antifascisti erano quelli che prendevano ordini da Mosca, da una potenza nemica. Gli antifascisti erano quelli che elevarono il clientelismo e il malaffare a valori di riferimento e strumento di “governo”. Gli antifascisti erano quelli della vendetta post-bellica, quando uccisero migliaia di italiani, anche non fascisti, solo per odio o per calcolo politico.
Gli antifascisti. Sono quelli che scrissero una Costituzione che non mi piace per niente, che rispetto, ma che non sento mia, nè culturalmente, nè storicamente, nè politicamente.
Ecco, quanto mi è difficile dire “sono antifascista”. La testa mi dice che chi crede in certi valori non può che essere contro il fascismo. Ma definirmi “antifascista” è scelta tanto razionalmente logica, quanto sentimentalmente dolorosa.
Tutte ’ste parole, ma… non me ne frega niente di tutta questa discussione sul fascismo.
Quoto l’amico Alberto Locatelli: “io penso che la cosa veramente sconvolgente di tutta questa querelle sia il fatto che i due maggiori esponenti politici di AN, sindaco della Capitale e reggente del partito, non abbiano altro mezzo per conquistare le prime pagine dei giornali che rispolverare il fascismo! Ecco, questo mi fa incazzare, che Alleanza Nazionale sia incapace di incidere nella scena politica, schiava di una classe dirigente sempre uguale a sè stessa da vent’anni, preoccupata della propria posizione e di non farsi scalzare da volti nuovi, da quelle nuove generazioni di politici di destra, spesso usciti dalla fila del movimento giovanile, che potrebbero tranquillamente recitare ruoli da protagonista non solo in periferia ma anche a Roma. Parliamo di presidenzialismo, parliamo di società del merito, parliamo di preferenze alle elezioni (non sono d’accordo, ndGM), parliamo di lotta alla droga, sicurezza e contrasto della criminalità, di riforma della giustizia e di pene certe, parliamo, vi prego, finalmente di P_O_L_I_T_I_C_A. O meglio, parlatene finalmente anche voi, perchè Azione Giovani non ha mai smesso di farlo“.
Su quest’ultimo punto però non sono d’accordo. Forse a causa dei cosiddetti “grandi”, anche noi stiamo facendo lo stesso errore. Su Facebook ho scritto che “una festa di 4 giorni, con un successo di pubblico esagerato, con il nostro Capo che fa il Ministro – il Ministro, ma vi rendete conto? – e noi siamo qui solo a parlare di fascismo. Mentre la Gelmini vuole rifare la Scuola e l’Università, mentre Brunetta vuole costruire una nuova PA, mentre Tremonti vuole cambiare l’economia italiana, mentre la Lega vuole riscrivere la Costituzione (antifascista). E noi? Parliamo del fascismo“.
E’ il mito incapacitante. E se noi nati negli anni ‘80, cresciuti politicamente nella Seconda Repubblica del bipolarismo, non riusciremo a liberarci di questo mito, saremo a nostra volta irrilevanti. Come sembra esserlo – soffro a dirlo – l’attuale classe dirigente di AN.
Cosa fare? Bisogna studiare. Capisco le difficoltà, ma se i nostri militanti non vogliono studiare e vogliono darsi – a 20 anni – un’identità politica semplicemente alzando il braccio destro, vorrà dire che dobbiamo formarli, liberarli dall’autoghettizzazione.
Dobbiamo avere un’idea di Italia. E dobbiamo trasferirla ai nostri militanti.  Oggi non l’abbiamo. Forza Italia – chi l’avrebbe mai detto? – sì. E non è accettabile.
E il fascismo? Angelo Mellone docet: “il lavoro di riscrittura dell’immaginario della nostra nazione non lo deve fare la classe politica, lo devono fare quelli come me, chi scrive, chi ha un posto nei media, chi fa università. E su quel terreno sono stati fatti tanti passi in avanti. Smettiamo di chiedere alla politica di suturare ferite che appartengono alla nostra coscienza storica. Chiediamo alla politica di governare bene“.
Ecco, siamo al Governo. Dopo decenni. Eppure sembra che non sappiamo cosa farci, con ’sto Governo. Vi sembra possibile?