Bisogna dire una cosa: quelli della Lega Nord hanno sempre il merito di sparigliare le carte e di affrontare temi delicati senza la paura di apparire politicamente scorretti.
La mozione Cota e altri (firmata da 18 deputati del Pdl) è chiara: la scuola italiana deve essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione.
Le classi-ponte serviranno “a favorire, all’interno delle predette classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza: a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente); b) sostegno alla vita democratica; c) interdipendenza mondiale; d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi; e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del paese accogliente“.
La mozione impegna il Governo “a prevedere l’eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria“.
Questa è parte del dispositivo della mozione. L’ho ripresa per evitare fraintendimenti. Sia chiaro: non c’è scritto nulla di sconvolgente. Anzi.
Ma non capisco una cosa. Henry Kissinger quando lasciò la Germania a causa del Nazismo per andare negli USA, la mattina faceva il manovale e la sera studiava – pagando di tasca sua - la lingua inglese. E poi divenne segretario si Stato (senza mai perdere l’accento tedesco).
Non capisco perchè il contribuente debba pagare degli insegnanti per dare vita a delle classi-ponte. Se una famiglia di tedeschi viene a vivere in Italia e vuole mandare i propri figli a scuola, il problema della non conoscenza della lingua non può essere posta a carico dello Stato. E’ un problema del discente e della sua famiglia, un problema derivante da una scelta di singoli che non può ricadere sullo Stato.
Se un calabrese ha problemi con l’italiano perchè nella sua famiglia si parla solo il dialetto (cosa frequentissima al Sud), che dobbiamo fare? Una classe dell’Accademia della Crusca?
Se il Governo traducesse in norma la mozione della Lega, avremmo una situazione del genere: se un italiano non sa scrivere e non sa parlare bene la lingua madre, viene bocciato (Oddio, solo in teoria, considerando il 3% annuo di bocciature). Se uno straniero non sa scrivere o non sa esprimersi bene in italiano, viene messo in una classe-ponte pagata dal contribuente. Mi sembra tutto molto paradossale. E molto costoso.
Non c’è dubbio che il problema sollevato dalla Lega esista. Specie al Nord. Ma la “soluzione” della Lega sottolinea la mancanza di autorevolezza della scuola italiana, delle Istituzioni, delle reti di protezione sociale. Il problema dell’integrazione sta qui. E per risolverlo non servono classi-ponte.
La sinistra, invece, come al solito strepita senza proporre una soluzione diversa dalla difesa dello status quo. In classi di 20 bambini con 5 immigrati che non sanno bene l’italiano che bisogna fare? Fermare – per mesi – l’insegnamento per i 15 bambini italiani in attesa che i 5 bambini immigrati imparino la lingua? E’ quello che accade oggi nel centro-nord. E questo status quo – difeso ancora oggi dalla sinistra – ha partorito la mozione Cota.
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@ fring: non molleremo mai. @ Lontana: interessa a tanti, fo...
Cala, cala Mariniello!E che sarà mai? Non interessa a nessun...
Andate avanti così ragazzi, a testa bassa. Siete l'ultima ve...








GLI INSEGNANTI DI OGGI SECONDO VALGONO VERAMENTE POCO,UN PO’ PERCHE’ LO STATO HA VOLUTO CHE FOSSE COSI’ PERCHE’ LI HA SEMPRE PAGATI POCO E QUINDI GENTE IN GAMMBA SE NE VA A FARE ALTRE COSE.
L’INSEGNAMENTO E’ UNA VOCAZIONE NON UN ANCORA DI SALVEZZA PER CASALINGHE ANNOIATE!!!
TEORICAMENTE OGNI BAMBINO CHE VA ALLE ELEMENTARI NON SA LEGGERE E SCRIVERE L’ITALIANO,PER CUI IO NON CAPISCO STA STRONZATA.
IO CREDO CHE SI DEBBANO MIGLIORARE LA PREPARAZIONE DEGLI INSEGNANTI CHE NONOSTANTE LE LAUREE SECONDO ME SONO CULTURALMENTE MENO VALIDI DI QUELLI CHE 30 ANNI FA’ AVEVAVANO SOLO IL DIPLOMA.
E SE PENSIAMO CHE PARECCHIE MOGLI DI DELINQUENTI INSEGNANO NELLE NOSTRE SCUOLE ALLORA SI CAPISCE PERCHE’ SI SFORNANO PIU’ STRONZI DALLE SCUOLE CHE NON DALLE FOGNE CITTADINE!!!
A CIO’ POI SE SI AGGIUNGONO GLI IMBECILLI CHE SI OCCUPANO DI POLITICA IN ITALIA, SI PUO’ ARRIVARE ANCHE A ESSERE COSI’ CONTRADDITORI DA VOLER FAR CREDERE DI VOLER AGEVOLARE I FIGLI DEGLI EXTRACOMUNITARI GHETTIZANDOLI.
Visto come scrive, francesco deve essere extracomunitario. Pensa, Francesco: se tu avessi potuto frequentare una classe apposita, ora sapresti scrivere in italiano.
Io non ho ancora formulato una mia idea, però dico che qui al nord ci sono classi in cui gli italiani sono in mminoranza.
Io credo che si debba fare un test sulla padronanza della lingua, in modo tale da far fare, se necessario, un anno apposito per imparare l’italiano.
Credo che sarebbe molto più dignitoso anche per loro, al posto di stare in una classe dove non capiscono e magari vengono anche presi in giro.
C’è un’altra cosa che sottolineerei, Francesco: io ricordo che quando ero bambino e nelle classi elementari c’erano bambini meridionali, anch’essi erano allora visti e considerato come forestieri per via della parlata, dell’aspetto e dell’humus culturale in cui erano nati e cresciuti che erano indubbiamente molto diversi da quelli di noi bambini del Nord. Però, solitamente, questi bambini che naturalmente parlavano italiano ed erano comunque nati in una cultura simile alla nostra formavano una massa compatta per via della provenienza solitamente calabrese o siciliana. Quello che volgio dire è che, seppure forestieri, questi bambini non erano forestieri fra di loro e spesso avevano in comune dialetto e origini culturali e geografiche. In qualche modo la maestra era avvantaggiata perché, nella stessa classe, c’erano due o tre gruppi culturali ma che potevano interagire attraverso una lingua e una cutura comuni.
Oggi, invece, in una classe -ad esclusione dei poveri minoritari italiani- vi sono gruppi etnici e culturali talmente diversi che neppure fra di loro esiste un collante: metti nella stessa classe un cinese, un marocchino, un tunisino, un pachistano, un indiano, un congolese, un albanese e magari uno zingaro e avrai servito un cocktail di persone che non sanno comunicare fra di loro, che hanno le difficoltà ad apprendere l’italiano tipiche della loro provenienza linguistica (ogni parlante una determinata lingua ha ostacoli tipici di quel parlante a imparare una altra determinata lingua) e che spesso hanno probemi etnici fra di loro (un cambogiano avrà difficoltà con un vietnamita o un cinese, un eritreo e un etiope non vanno solitamente d’accordo, un serbo e un bosniaco ugualmente eccetera).
Ora, la scuola deve accogliere bambini che abbiano già superato gli osatcoli linguistici, altrimenti diventerà una sorta di asilo dove posteggiarli, non una fonte di apprendimento.
La lingua deve essere comune per potere apprendere e per questo io sono perfettamente d’accordo che valga la pena di creare classi in cui ogni etnia può, magari per un anno, imparare lingua, usi e costumi italiani.
Condivido quasi per intero la tua opinione tranne una picola precisazione.
Tu dici che “Se uno straniero non sa scrivere o non sa esprimersi bene in italiano, viene messo in una classe-ponte pagata dal contribuente. Mi sembra tutto molto paradossale. E molto costoso”.
E vero, è molto costoso. Ma quel costo è sempre esistito. Solo che finora si è trattato di un costo pagato da quei 15 bambini italiani che hanno aspettato di andare avanti nel programma in attesa che i loro compagni stranieri imparassero l’italiano. E siccome ormai a scuola non si boccia più nessuno, era anche un costo occulto, che quei bambini avrebbero pagato più avanti nella vita, senza rendersene conto.
Il pregio della proposta -e il motivo per cui la sinistra è furiosa- è proprio di rendere palese quel costo occulto, e di permettere alla genti di capire quanto l’immigrazione è una ricchezza come vanno dicendo da 20 anni a questa parte e quanto invece è un problema, come finora hanno detto solo i “razzisti” gli “xenofobi” o come si chiama chi non belava nel gregge.
Non “classi separate” ma classi di integrazione (temporanee) sì. Ciò di cui parli tu è cosa ottima, ma prevede l’impossibile, che l’emigrato sia come il kissinger, o comunque che la sua famiglia abbia soldi e volontà di investire per lui privatamente… E’ un’emergenza e non c’è altra soluzione all’interno del sistema scolastico, pena lo stop alla didattica, o ignorare chi nemmeno sa la lingua (il che è un vulnus per loro). L’ipocrisia del tenere tutti insieme è molto collettivista e ideologica. Lo stesso discorso vale per l’handicap. Meno ipocrisia e più servizi a chi ne ha bisogno, e più efficienza a chi ha gli strumenti per studiare.
Ad un livello puramente pragmatico la mozione non è sbagliata, ma la cosa che mi preoccupa di più è l’espressione «discriminazione transitoria positiva», perché richiama troppo da vicino alcune storture che accadono nei Paesi anglosassoni, dove per le borse di studio ed i posti di lavoro nelle grandi aziende vengono riservati dei posti per le donne e per le minoranze etniche, per cui se sei ad esempio una donna nera con madre mussulmana, padre ebreo ed abbracci entrambe le religioni becchi il posto senza saper fare nulla e passi davanti a tanti poveri cristi (magari più poveri di te, magari più preparati di te) che hanno la sfortuna di essere maschi, bianchi e atei… Come per le quote rosa mi sembra una grandissima baggianata: l’ingiustizia non favorirà mai l’integrazione e la «discriminazione transitoria positiva» (leggasi “razzismo al contrario”) servirà solo a generare altro razzismo.
Salve
A mio modesto parere le classi ri supporto per l’italiano dovrebbero essere garantite a tutti quei bambini che non hanno una padronanza sufficiente della lingua, italiani o stranieri che siano. In questo modo si elimina anche il problema della discriminazione…
Caro Gianmario, quello che mi piace di te è che affronti le problematiche politiche e sociali attraverso disamine personali che si pongono al di là della collocazione politica. Sono d’accordo con te. Il paragone con la storia di Kissinger non fa una grinza. Io ho 46 anni e da 40 vivo al nord Italia. Il razzismo nei confronti dei meridionali l’ho vissuto e provato sulla mia pelle e fa male, molto male. Nonostante tutto, fino all’avvento della Lega Nord, era un razzismo latente, percepibile esclusivamente negli sguardi e nelle pieghe e tonalità della voce. L’entrata sulla scena politica della Lega Nord ha, per così dire, sdoganato il razzismo, che ha iniziato a manifestarsi apertamente. Ora la storia si ripete nei confronti degli extracomunitari. Ecco perchè mi trovo d’accordo con te nel ritenere una soluzione sbagliata quella delle classi separate. La Lega Nord, purtroppo, troppe volte si è lasciata andare a soluzioni e proposte che poco hanno a che vedere con il pensiero conservatore e di una Destra matura. Mi auguro che il PDL non si lasci andare a derive leghiste che porterebbero solo malcontento e discriminazione.
@P: SE AVESSI AVUTO DEI MAESTRI DEGNI DI ESSERE CONSIDERATI TALI SAPREI SCRIVERE.
E COMUNQUE IO IL MIO NOME LO SO SCRIVERE QUALCUNO FORSE NO.
E POI VOI CREDETE SOLO ALLE STRONZATE CERTIFICATE DAI TESSERINI VARI.
QUESTA E’ UN ITALIA DI IMBECILLI. QUESTA E’ L’UNICA VERITA’.
A ME DEGLI EXTRACOMUNITARI NON ME NE FREGA UN CAZ.O PERCHE’ SE L’ITALIA NON GLI VA BENE SE NE POSSONO PURE RITORNARE AI PAESI D’ORIGINE.
SPRECARE RISORSE DEL PAESE PER INSEGNARE L’ITALIANO IN ITALIA DOVE L’80% DELLA POPOLAZIONE QUANDO PARLA EMETTE SOLO SUONI E RIPETE FRASI
FATTE COME CANTILENE E’ TROPPO!
@ francesco: consiglio. Scrivi in minuscolo. Il maiuscolo sul web equivale a gridare.
Concordo sulla scuola visto come “ripiego” da parte di alcuni laureati (e non). La proposta della Lega non vuole creare un ghetto, ma una soluzione alla tedesca (che però costa e non funziona).
@ P.: fai il bravo!
@ Filipazzi: il test può essere una soluzione. Ma se poi l’immigrato non lo passa?
@ Marinettiani: il calabrese si doveva arrangiare. L’albanese lo mettiamo in una classe specifica pagata dal contribuente. E’ giusto?
@ paul: ma tu credi che quella classe separata risolverà il problema? In Germania un progetto analogo ha ghettizzato gli immigrati, non li ha integrati.
@ paolo della sala: non dico che tutti debbano essere come Kissinger (per carità), ma quello è un esempio. Un manovale che la sera faceva scuola serale per imparare l’inglese. Se un immigrato regolare viene in Italia, secondo la legge, ha casa e lavoro. E deve fare sacrifici per istruire il figlio. Lo hanno fatto i nostri genitori, i nostri nonni. Possono farlo anche loro.
@ Pilus: sottoscrivo.
@ Alex: grazie dei complimenti. La Lega usa le stesse parole e gli stessi toni del suo elettorato. Mi piace così. Poi raramento il populismo si può tradurre nel concreto. Ma la Lega ha evidenziato un problema. Che loro vogliono porre a carico dello Stato. Io vorrei fosse posto a carico del singolo.
@ francesco: parli come un leghista. Ma sei di Parete!
d’accordo
@gianmario: forse mi sono espresso male. Il test serve proprio per capire se l’anno integrativo è da fare. Se uno non lo passa si fa l’anno, o i sei mesi, in più.
Nessuno qui ha toccato l’argomento della facilità di apprendimento dei bambini. Questi infatti sono in grado di apprendere le lingue molto più velocemente di un adulto.
Stavo anche pensando che si potrebbero fare dei corsi per famiglie, così i genitori imparano la lingua assieme ai figli e in famiglia la usano tutti.
Forse questa ultima ipotesi è infattibile però.