Come ha detto il leader al Senato dei Democratici (il partito di Obama), Harry Reid, “se il Canada lanciasse missili su Seattle noi reagiremmo allo stesso modo e sarebbe giusto farlo“.
Forse è troppo per chi in Europa conosce solo la parola tregua e armistizio, ma un Paese serio – come è Israele – non può fare altro che reagire con forza al bombardamento proveniente da Gaza.
Si dirà che Israele colpisce anche vittime civili. Vero, come è sempre successo in ogni guerra.  Ma aggiungo che i missili di Hamas hanno come obiettivo SOLO i civili israeliani.
D’Alema dice che bisogna dialogare con Hamas perchè è forza popolare che ha vinto le elezioni. Come il partito nazista. La democrazia non si riduce alle elezioni. D’Alema lo sa bene, dato che esprimeva concetti analoghi sull’Irak liberato e democratico.
Dialogare con chi ha come obiettivo una soluzione finale (nel caso di Hamas la distruzione di Israele) non è possibile. Dio ci risparmi altri Chamberlain.
Poi c’è la solita solfa che fa risalire alla questione mai risolta dei “due popoli due Stati” le responsabilità dell’ennesima crisi in MO. Come scrissi in un post di qualche tempo fa, lo slogan “due popoli, due Stati” sconta una visuale tutta europea che si è rivelata fallimentare e si rileverà fallimentare. I palestinesi, come gli arabi in genere (non gli iraniani, che tra l’altro arabi non sono), non hanno un concetto di Nazione come noi occidentali.
I palestinesi di Hamas si sentono fedeli di Hamas. I palesinesi di Al Fatah si sentono fedeli di Al Fatah (pur nascendo come movimento “laico”). E’ un fatto. La terra i palestinesi l’hanno avuta, dopo gli accordi di Camp David. Gli israeliani hanno lasciato Gaza. La pace non si è avuta. Anzi.
La soluzione a questa crisi? Non la tregua, che rafforzerebbe Hamas come in passato si è rafforzata Hezbollah. No, Israele deve arrivare fino in fondo. Lo chiedono in silenzio tanti paesi arabi, ben consapevoli del fatto che si scrive Hamas e si legge Iran. E lo sperano anche in Cisgiordania.
E Israele arriverà fino in fondo. Nessun esponente del governo di solidarietà nazionale può permettersi una soluzione diversa dalla vittoria. Tra qualche settimana in Israele si vota.
Una volta che gli israeliani avranno finito il lavoro, si potrà dare spazio alla diplomazia. Per fare cosa? Questo sarà tema di un altro post