La RAI ha dedicato una fiction alla figura di Enrico Mattei. Nulla di male, specie in una RAI bipartisan, dove una fiction non si nega a nessuno. Il Mattei interpretato (bene) da Massimo Ghini sembra un eroe senza macchie. La realtà (ovviamente) è stata ben diversa. Vi invito – per farvi un’idea chiara sulla figura di Mattei – a leggere il libro scritto da Carlo Maria Lomartire.
Enrico Mattei sopravvisse – bene – durante il fascismo. Il suo cattolicesimo lo portò a schierarsi in prima fila – fu un vero partigiano (bianco) – contro l’invasione nazista. All’indomani della sconfitta dell’Italia, De Gasperi gli diede l’Agip, un carrozzone (uno dei tanti) costruito dal fascismo per cercare (invano) il petrolio in Italia. Era un’azienda piena di debiti più volte rifinanziata prima dai fascisti e poi dagli antifascisti. Mattei doveva essere il liquidatore (anche a causa delle pressioni americane). Divenne un capo di azienda (pubblica). L’Agip era un Ente pubblico ma veniva gestito come fosse un’azienda di famiglia. Mattei era solito usare bugie (come la scoperta del petrolio a Cortemaggiore, in realtà una misera e scadente pozzanghera nera) per ricevere altri soldi dallo Stato.
Fu un commissario antifascista a capo di un Ente fascista, come ammoniva Don Luigi Sturzo.
Combatto tutti gli enti statali e parastatali che abbondano di  privilegi, abusano del potere economico, e delle protezioni politiche, invadono con sempre crescente ritmo l’ambito dell’iniziativa privata. Il complesso ENI merita speciale attenzione per la sua importanza, per la continua espansione nel campo industriale, nonché per la spensieratezza nello spendere, per l’abuso dei mezzi di propaganda e di stampa, per gli stretti rapporti con i partiti e gli uomini politici”. E concludeva sottolineando che il motivo supremo delle sue critiche a Mattei e all’ENI fosse “non solo la difesa della libertà economica, ma anche di quella strettamente connessavi, la libertà politica”.
Per Indro Montanelli, altro avversario di Enrico Mattei, il marchigiano “non aveva sete di denaro, ma amava il potere e preferì il petrolio al Parlamento perché pensò che fosse più facile dominare il Parlamento col petrolio che il petrolio col Parlamento“.
Perchè se Sturzo dava un giudizio morale, Montanelli dava un giudizio disincatato. Enrico Mattei grazie a quel pozzo senza fondo di nome Agip faceva e disfaceva i Governi italiani degli anni ’50 e inizio anni ’60. Era l’uomo più potente d’Italia, guidava di fatto la nostra politica estera (che ancora oggi risente di scarsa credibilità oltreoceano a causa della politica dei due forni di Enrico Mattei). Mattei usava un’azienda pubblica per fini privati: la sua libido dominandi lo portò a foraggiare tutti i partiti presenti in Parlamento (non ricordo se anche il MSI). L’Agip divenne un’azienda di famiglia: tutti i Mattei vi lavoravano e per essere assunti o bisognava fare un pellegrinaggio a casa della mamma di Matti o necessitava avere la “raccomandazione” di qualche politico, di qualsiasi partito, amico di Mattei. In cambio lo Stato diede all’Agip il monopolio e di fatto assoluta carta bianca. Tra il plauso della DC (che aveva da tempo smesso di ascoltare Don Sturzo), dei socialisti e dei comunisti. Insomma, nella storia di Enrico Mattei vi ritroviamo tutti i mali della nostra Italia, quella fascista e quella antifascista. Il problema è che c’è chi non li ritiene dei mali. Questo è il problema.