Fini non ha torto. Come spesso accada a chi ricopre cariche istituzionali, in fondo ha detto una banalità: «Respingere l’immigrato clandestino non viola il diritto internazionale. Ma anche noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo. Un conto è l’immigrato clandestino, mentre un altro conto è chi gode della possibilità di chiedere asilo. Si tratta di due posizioni che non possono essere trattate allo stesso modo».
Mi interessa poco la polemica sull’Italia multietnica, prospettiva che non mi spaventa. Peggio sarebbe – come vuole certa sinistra post-modernista – un’Italia multiculturale, dove ogni idea, ogni valore, ogni credo, ogni usanza è uguale alle altre e quindi lecita.
Mi preme piuttosto sottolineare un dato. Rispedire i barconi pieni di clandestini e interecettati nel bel mezzo del Mar Mediterraneo e ricondurli al porto di partenza è roba da Paese serio. Ma nel paese del “volemose bene” si scatenano polemiche assurde, manco li avessimo bombardati in mezzo al mare, ‘sti clandestini. Mentre la Chiesa inneggia al pietismo a all’accoglienza per tutti (possibile nel Paradiso Celeste, non in Terra), la sinistra risponde con l’ideologia ad un problema concreto. Insomma, la sinistra delle porte aperte ai clandestini (con l’illustre eccezione di Fassino) è tornata.
Poi c’è il problema della richiesta di asilo: è un finto problema. Bisogna «fare in modo che le richieste di asilo partano direttamente dai Paesi di origine e transito», ha detto un uomo di Governo moderato e europeista come Franco Frattini. Come dargli torto? Anche perchè in media su 100 persone la metà chiede asilo e di queste la metà lo ottiene. Quindi «non è che noi possiamo consentire a 100 clandestini di entrare per accogliere circa 20 domande d’asilo», ha sottolineato il Ministro.
Da tutta questa storia emerge un dato: ancora una volta l’Italia è dalla parte del Governo Berlusconi. O meglio, è dalla parte del buon senso.