C’è Miccichè che un’idea per il Sud (recte: per la Sicilia) ce l’ha sempre avuta. Poi ci sono Lombardo, Loiero, Bassolino, ovvero tre rappresentanti del malgoverno meridionale (diciamolo!) e delle modalità (perverse) di raccolta del consenso nel Sud. Poi c’è Antonio Martino che di idee ne ha tante e quasi tutte da me condivise.
Il Sud ha un problema di rappresentanza. Non da oggi, a dire il vero. Con la Seconda Repubblica, i governi sono sempre stati a trazione settentrionale. Nulla di nuovo in un paese dove tutti i fenomeni politici più importanti sono nati al Nord: l’Unità, il Fascismo, la Repubblica, Tanngentopoli e la Seconda Repubblica. E’ un dato storico oltre che inevitabile: chi ha i mezzi (gli sghei, i danè, etc…) decide i fini, diceva (mi pare) Bastiat.
Se il partito del Sud nasce per reclamare i fondi FAS non serve. Lombardo, Loiero e Bassolino pensino piuttosto a spendere BENE (perchè spendere non basta) il fiume di fondi europei che sta “bagnando” le regioni meridionali per l’ultima volta.
Racconto un episodio. Sono stato a Palermo, un mesetto fa, ospite dell’amico Alessandro. il Presidente della Commissione Attività produttive della Sicilia diceva più o meno che mentre Lombardo “reclama i 4 mld di FAS, come Regione Sicilia non abbiamo ancora presentato un solo progetto per i fondi FESR 2007-20013″ che sono gestiti direttamente dalle Regioni.
Il Partito del Sud che reclama soldi dai palazzi romani non serve. Abbiamo già dato e abbiamo già visto. Servono idee innovative per permettere al Sud di avere un tessuto industriale indigeno, una sua produzione, un turismo florido, un commercio che sappia valorizzare i nostri prodotti, un’agricoltura di qualità, etc. Solo così potremo contare a Roma, a Bruxelles, nel mondo. Amo ripetere che quando si siedono intorno a un tavolo due politici, uno del nord e uno del Sud, il “padano” ha dietro di sè una forza economica. Il meridionale no. E questo, in un mondo dominato dall’economia più che dalla politica, conta.
Voler succhiare la mammella della vacca-stato non è quello che serve al Sud. Dobbiamo costruire il Sud. E dobbiamo farlo noi. Lo Stato centrale deve essere visto come un nemico. Così come tutto ciò che è burocrazia, intermediazione pubblica, etc.
Dobbiamo smontare il mito del posto pubblico, la pigrizia della borghesia che continua a privilegiare la rendita all’investimento e tante altre cose. Dobbiamo insomma dire a noi stessi “così come campiamo non va bene”.
Solo allora potremo guardare avanti. E magari intravedere la luce in fondo al tunnel.