In Italia abbiamo un rapporto tra politica e informazione che definire malato è poco. Ogni giorno decine di pagine di qualsiasi quotidiano dedicate alla politica; minuti e minuti di “pastoni” e politici vari “occupano” i TG. E ogni sera nelle principali TV italiane c’è una “tribuna politica”. Non esiste una cosa analoga negli altri paesi occidentali. Paradossalmente è la declinazione del motto sessantottino “tutto è politica”. In realtà è la manifestazione esteriore dello statalismo, del fatto cioè che la quasi totalità della stampa e TV italiana è di proprietà dello Stato o di uomini che hanno a che fare con lo Stato.
Non penso (solo) a Berlusconi, ma soprattutto alla grande stampa finanziata dallo Stato (e non di poco), alla TV pubblica, quella RAI regno dei partiti. E poi c’è il Gruppo l’Espresso, che in assenza del PD, costituisce il principale gruppo di opposizione politica in Italia. Un Gruppo, di proprietà della famiglia De Benedetti, la quale è cresciuta anche grazie alle “magagne” dell’Ing. ai tempi dell’IRI di Prodi. E poi ci sono i giornali della Chiesa, dalla Famiglia Cristiana all’Avvenire, espressione di un altro potere (poco spirituale). Insomma, il conflitto di interessi c’è. Ed è comune a tutti. E’ l’Italia, baby…
Così accade che l’informazione in Italia sia combattuta a colpi di scoop (recte: di clava) di un potere contro l’altro. E’ il caso (non solo) della polemica tra Vittorio Feltri e il Direttore dell’Avvenire, Dino Boffo. Il secondo, dopo aver schierato per settimane il proprio giornale contro lo stile di vita del Presidente Berlusconi, è stato “smascherato” da “Il Giornale” di Feltri, in quanto condannato “perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi, recava molestia a… omissis“. Insomma, chi di moralismo ferisce, di moralismo perisce. Adesso Boffo si dimetterà (scommettiamo?) e tutto finirà nel dimenticatoio. Nota a margine: episodi di “cronaca” del genere in America appartengono alla categoria della “normalità”. Si pensi a quanto accaduto a Nixon e a Clinton (ma non solo). In Italia l’episodio è visto – per forza di cose – come una battaglia di Berlusconi (proprietario di fatto de “Il Giornale”) contro la Chiesa (editore di “Avvenire”) e viceversa. Andando avanti così, la vita pubblica italiana sarà sempre (più) avvelenata.
C’è però chi grida allo scandalo (contro “Il Giornale”, di proprietà della famiglia Berluconi), perchè si sarebbe violata la privacy del Boffo. Per il Direttore de l’Unità, ”non si possono paragonare posizioni come quella di un privato cittadino con il presidente del consiglio”. Ma Boffo non è un privato cittadino. E’ il direttore di un giornale. Il che lo rende pubblico a tutti gli effetti. Il doppiopesismo ipocrita della sinistra ha fallito ancora una volta. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, diceva il Cristo.
PS: le parole del figlio del Signore non vanno intese nel senso che la moralità non debba avere cittadinanza nella vita pubblica di una Nazione, come vorrebbe qualcuno (a destra e a sinistra).
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Cala, cala Mariniello!E che sarà mai? Non interessa a nessun...
Andate avanti così ragazzi, a testa bassa. Siete l'ultima ve...
Non sapevo esistesse il monopolio di democrazia e parlamenta...








Solo per ricordare che il GIP di Terni ha espressamente detto che il “compagno” si riferiva al compagno della signora, non a quello (presunto” dell’autore della telefonata….
E che non ci sono assolutamente riferimenti alla vita sessuale di chicchessia nel provvedimento.
La domanda è: possibile che un foglio di carta non intestata, non firmata, non protocollata (la famosa nota) sia la base per una grave accusa sparata sui giornali?
Direi che c’e’ motivo di riflessione come minimo….
Per prevenire, dall’altra parte ci sono testimonianze di persone che si sopno esposte nome e cognome, foto, e anche registrazioni. Tutto fuorchè l’anonimato.
La differenza mi sembra evidente.
Leogan, e questa (http://www.ilgiornale.it/att_jpg.php?ID=543145&X=660&Y=495) COSA è?
Non facciamo finta di equivocare….
quello è il decreto del tribunale (tecnicamente neanche una sentenza se non ricordo male)
Io parlavo della NOTA allegata che è alla base dell’articolo di Feltri e della campagna di stampa del Giornale contro Boffo…..
Quella in cui si citano anche i nomi di tre cardinali che conoscevano la storia…..
Dal documento che citi tu non si evince un bel nulla.
Non ci stanno per niente riferimenti alla “sessualità” di Boffo. Quindi manca completamente l’architrave della argomentazione di Feltri:
“se tu hai magagne sessuali non puoi accusare altri sulla loro vita sessuale perchè sei ipocrita”.
Saluti
La cosa divertente è che il Giornale da dopo la cacciata di Mntanelli è sempre stato poco più che un giornale di partito specializzato in campagne di stampa contro gli avversari del padrone.
Quindi il fato che ultimamente Berlusconi stia pagando le conseguenze di un incanaglimento dell’informazione di cui è uno dei principali responsabili è solo un bene.
Vede Mariniello, c’è una diffrenza sostanziale tra Boffo e Berlusconi: chi sollazza sessualmente il secondo, ancorché come utilizzata finale, potrebbe ritrovarsi o essersi già ritrovata tra gli scranni del Parlamento o tra i banchi del Governo a spese nostre (in tutti i sensi). Chi sollazza il primo, beh, mi perdoni il termine… Cazzi esclusivamente loro.
@ Leogan: Il succo della storia è che Feltri dice: “non puoi fare il moralista, dato che sei stato condannato”.
@ berengario: le tue sono insinuazioni basate sul nulla (o su Repubblica/Grillo/Travaglio… cioè sempre il nulla). Ti potrebbe rispondere il senso del primo commento di Leogan. Where is the beef?
@ pietro: hai una possibilità, caro… Non comprare Il giornale. E’ la libertà, baby…
GM, solo due battute.
non solo Boffo è direttore di un giornale e quindi persona di rilievo pubblico, ma è a capo della comunicazione CEI. e da lui, come da molti vescovi, sono i cattolici i primi a reclamare limpidezza di comportamenti.
Il giornalismo fa acqua, e questo per mancanza di obiettivi, credo. Perlomeno Feltri ha messo in luce storture notevoli a sinistra. E pieghe da eliminare nelle dinamiche episcopali. Cmq concordo con te.
Sostituire Boffo sarà già positivo. Altri cambiamenti richiederanno più tempo.
I commenti che ho letto sono fuori-argomento. Da non soppesare neanche.
sg
Va bene…. Allora anche se sono stato condannato per omicidio colposo (morta una persona in un incidente d’auto) non posso fare il moralista? O se ho avuta ritirata la patente per eccesso di velocità?
Ti rendi conto della illogicità (secondo me) della posizione che avanzi?
Il succo di Feltri ribadisco è: poiché hai commesso “immoralità sessuali” non puoi fare la predica agli altri sullo stesso soggetto.
Se tu poi la pensi diversamente è una tua opinione.
Ma allora devi spiegarti anche come mai è stato aggiunto quel foglietto. Sarebbe bastato solo il decreto del tribunale?
Volevo solo ricordare che “utilizzatore finale” l’ha usata Ghedini come circonlocuzione.
E non mi sembra che Berlusconi abbia smentito. Ha solo detto di non essere a conoscenza che la D’Addario fosse una mercenaria o che fosse stata pagata (non ricordo bene l’audio della intervista che ha rilasciato inmerito, ma è sicuramente recuperabile).
Cito: “poiché hai commesso “immoralità sessuali” [commettendo un reato, non dimenticarlo...] non puoi fare la predica agli altri sullo stesso soggetto”. Esatto. Specie se sei il capo della comunicazione della CEI (grazie Saba…).
La verità è che in Italia facciamo i moralisti con SB e i perdonisti con tutti gli altri.
certo che se viene vietata la pubblicazione delle intercettazioni tra silvio e le sue donnine, se viene vietata la pubblicazione delle foto di zappadu, se berlusconi non risponde alle domande è chiaro che le illazioni possan apparire il nulla.
domanda: tu ti sei posto il perché dei divieti di pubblicazione e delle mancate risposte di berlusconi?
Va bene, ultimo tentativo ….
Se come direttore di giornale sono stato condannato per diffamazione, posso accusare un altro girnalista di diffamazione?
Vorrei semplicemente capire se Feltri (che qualche condanna come direttore di giornale credo che in passato l’abbia avuta) ha licenza assoluta di criticare magari senza pezze di appoggio un altro accusandolo di diffamazione, o se anche a lui si deve applicare il principio usato per Boffo che criticava Berlusconi.
Fermo restando che non c’e’ nulla nelle carte pubbliche che indichi una responsabilità o un reato a sfondo sessuale, per quello che se ne sa adesso.
La nota non conta essendo anonima avrei potuto scriverla anche io…..
E vedo che il fatto che la sentenza sia legata ad abitudini sessuali è ancora non dimostrato.
Vogliamo scommettere due cose:
1) Adesso Feltri si dirà dispiaciuto, che lui non voleva le dimissioni.
2) Le gerarchie della CEI non dimenticheranno facilmente questo “servizio”. Quello che non so è chi pagherà, se il Predidente del Consiglio ed il Governo o noi cittadini con l’approvazione di legi discutibili….
Ma qualcuno pagherà per questa campagna di attacchi….
Feltri ha libertà di scrivere qsiasi cosa: è la libertà di stampa. Che ha come unico limite il fatto, che nel caso di Boffo è un decreto penale, pubblico.
La sentenza nn può dimostrare abitudini sessuali. Ma il fatto criminoso sì. E’ semplice: lo dice anche il FAZ -> http://www.libero-news.it/pills/view/19687
Bene, immagino che valga lo stesso concetto anche per gli altri giornalisti, no?
Ripeto il decreto (che non è una sentenza…) con ammenda non parla di abitudini sessuali, e quindi
Feltri se l’è inventate…. a meno che non tiri fuori anche altre cose.
Il foglio anonimo, non protocollato ne intestato
non e’ una fonte attendibile. Punto.
Per fare un parallelo, la intervista invece alla escort dove racconta di notti passate a fare qualcosa è una fonte. Se poi la fonte sia veritiera o no, basta querelarla di fronte alla magistratura per calunnia, fare il processo e si vede….
E’ chiara la differenza adesso tra la campagna di stampa di Repubblica e quella di Feltri?
Perché la D’Addario non è stata querelata (a mia notizia) finora?
Forse perché non si puo’ sostenere in un processo che le cose che racconta sono falsità, avendone lei le prove….
L’altra differenza è che il proprietario dell’Avvenire (la CEI) ritiene di non poter affrontare un processo al direttore del proprio quotidiano, e q9indi ne accetta le dimissioni, ancorchè non ci sia nulla di provato.
Il proprietario del Giornale invece (famiglia Berlusconi) se ne infischia se il suo direttore viene querelato, basta che faccia il lavoro per cui è stato messo in quel posto. Lavoro sporco che il precedente direttore evidentemente non voleva fare.
Il proprietario di Repubblica infine pure lui se ne infischia di eventuali querele al suo direttore, e infatti le cose vanno avanti.
Basta riconoscere la realtà dei fatti e non mettersi il paraocchi a seconda della convenienza politica del momento….
La libertà vale per tutti. Ma ci vogliono i fatti, non le illazioni.
Il decreto pnale è una fonte, pubblica. Per il resto ti rimando al blog di Mario Adinolfi. Non certo uno di dx. GM
Giusto per continuare.
La libertà vale per tutti…..
Meno che per Report di Milena Gabanelli?
Pare che la RAI non voglia più fornire la copertura legale in caso di contenzioso per i servizi che verranno trasmessi. Faccio presente che da tutte le querele Report è sempre uscito vittorioso nei processi, e che porta all’azienda un patrimonio di credibilità non-schierata (memorabili le inchieste sulla sicurezza dei treni anche quando al governo c’era il centro-sinistra) e un patrimonio finanziario di spettatori e di spot….
Si “dice” che da qualche mese Berlusconi abbia messo il veto sulla prosecuzione di Report e di Annozero.
I fatti ci stanno per dire come andranno le cose.
Ma è un dato che a poca distanza dalla ripresa autunnale entrambi i programmi hanno difficoltà burocratiche per tornare in onda secondo il formato proposto dagli autori che ha dato lora la popolarità e lo share di pubblico invidiabile per questo tipo di programmi.
…”si dice”… E’ questo il problema.
I fatti stanno a zero. Le insinuazioni a 100. Ma se gli indizi da soloi non costituiscono prove, figuriamoci i “si dice”.