Checchè ne dicano gli autisti (sic!) dei potenti del Palazzo, il Governo non cadrà. Il rapporto tra Fini e Berlusconi è solido e i pompieri sono da settimane al lavoro. La lettera dei finiani al Presidente del Consiglio, farcita di toni fermi ma concilianti, è solo un mattoncino necessario per continuare a costruire la casa dei moderati, il Pdl.
I problemi tra i due Presidenti sono di natura personale: tanto simili quanto diversi, i due arriveranno alla solita sintesi. Necessaria per arrivare più forti che mai alle Regionali e per vincere ancora. I temi che Fini pone – dal biotestamento (non condivido) alla cittadinanza agli immigrati (condivido) – sono fuori dal programma elettorale e non interessano più di tanto la gente, ma pongono un problema: dove si discute in questo Pdl? Un grande partito deve avere dei luoghi di discussione. Non ho nostalgia dei comitati centrali e tifo per un partito leggero, ma non è accettabile un partito o un movimento che prende le decisioni nelle private abitazioni.
Servono piccoli accorgimenti e un nuovo, grande patto tra Fini e Berlusconi. Per cambiare l’Italia. Il tempo stringe.
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