Ieri sera sono andato da Santoro. Per lavoro più che per piacere (altrimenti me ne sarei andato a ballare…), dato che in studio c’era il mio “boss”. Per imparare, soprattutto.
Lo studio è figo e devo dire che alla fine Travaglio e Santoro si sono pure comportati bene, considerati i loro standards. Bene la Innocenzi, che già avevo apprezzato durante la sua corsa alle primarie dei Giovani Democratici. Italo Bocchino ha stracciato Dario Franceschini (per la serie “ti piace vincere facile?”) e Belpietro ha più volte sbugiardato un’acidissima Concita de Gregorio.
Ciò che però mi ha sconvolto è stato il clima. Lo studio sembrava un soviet o un’assemblea studentesca stile anni ‘70. Le risate telecomandate quando parlava Berlusconi, gli applausi a Santoro, specialmente quando ha detto “se Berlusconi vende Mediaset siamo tutti contenti” o giù di lì. E’ la sinistra dell’invidia sociale. Roba vecchia.
Non voglio stare qui a dire che è vergognoso l’uso privato della TV pubblica, etc., etc. Certo, sulla BBC un programma del genere non c’è. Comunque lo share premia Santoro e va bene così.
Il fatto (non quello di Travaglio, per carità…), è un altro. Come ha detto Aldo Grasso, “Si parli dei militari morti in Afghanistan o del ter­remoto, si parli di vita o di mor­te, si parli della ripresa econo­mica o di quelli che non arriva­no alla quarta settimana, alla fi­ne si parla sempre e solo di lui. Di Berlusconi. Che ormai non è più un imprenditore, un politi­co, un presidente del Consi­glio. È un’ossessione“.
Finchè si andrà avanti così, Berlusconi resterà a Palazzo Chigi e Santoro in Rai (forse). E’ il gioco delle parti. E la sinistra non riesce uscire da questo tunnel dove lei stessa si è andata ad infilare.