Le elezioni primarie di ieri sfatano un mito: “il segretario uscente di qualsiasi organizzazioni non può perdere il congresso“. Franceschini è riuscito a sfatare – ahilui – anche questo tabù.  Bersani (Pierluigi, non Samuele) ha vinto le primarie del Pd prendendo un voto su due. Ergo, metà Pd non l’ha votato. Bersani ha trionfato grazie all’armata rossa dalemiana, forte nelle regioni rosse grazie alla vecchia rete ex Pci-amministrazioni rosse-Coop e nelle regioni meridionali, grazie ai signori delle tessere. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.
Trovo invece straordinario il risultato di Ignazio Marino. Senza signori delle tessere, senza una corrente, senza una rete sul territorio, ha preso il 15%. Un dato quasi doppio rispetto alle primarie tra gli iscritti. Un voto d’opinione fortissimo, specie al centro-Nord.
Adesso vedremo i primi passi del nuovo segretario: un personaggio concreto, esperto, ma vecchieggiante, poco comunicativo e pochissimo mass-mediatico. E soprattutto – a mio avviso – con idee vecchie. E con i suoi grandi elettori ancora più vecchi – dentro e fuori – di lui. Auguri.