Quanto successo a Rosarno (RC), non meraviglia chi conosce bene il Meridione d’Italia. Nel piccolo paese calabro, è avvenuto quello che avviene quotidianamente in molte parti del Sud Italia: il fallimento di tutta la società. “Lo Stato ci ha abbandonati”, è lo slogan più ricorrente. Il solito alibi meridionale.
Chi è lo Stato? Quale articolazione di esso ha abbandonato chi? E ammesso che tutto la Stato ci abbia abbandonato, cosa abbiamo fatto noi cittadini per la nostra Terra? Mi chiedo: cosa hanno fatto in tutti questi anni Prefettura, Comune, Provincia, Regione, Ispettorato del Lavoro, INPS, Chiesa, associazioni, etc., etc., per affrontare i problemi di Rosarno? Niente!
Il problema del Sud è sempre lo stesso: non funziona niente
. Gli Enti locali sono spesso inefficienti, riluttanti ad affrontare problemi importanti come questo (lo stesso potrebbe dirsi per l’emergenza rifiuti), a volte sono collusi con le mafie (Rosarno è stato sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta). Gli ispettori del lavoro spesso chiudono più di un occhio e l’INPS non svolge alcun ruolo di controllo sul territorio (da un punto di vista previdenziale, ovviamente). I Prefetti sono spesso troppo “collaborativi” con gli Enti locali e i politici del territorio, tradendo quel ruolo di supervisione governativa del territorio cui sono deputati. La Chiesa è silente e non svolge alcun ruolo sociale, ahimè. Le associazioni servono solo a spillare qualche euro alle amministrazioni locali. Insomma un fallimento totale. Che a Rosarno si è manifestata sotto forma di guerra civile. Ma che ogni giorno si manifesta come morte civile. Di tante zone del mio, del nostro Sud.
Concludo con due citazioni.
1. Guido Bertolaso: “Nessuno può considerarsi del tutto estraneo a quel che è accaduto. Nessuno lo è, né gli enti centrali, né gli enti locali, né tanto meno coloro i quali, in questi 15 anni passati, nel segreto dell’urna hanno scelto quelli che tale emergenza non sono stati capace di risolvere“. Parlava dei rifiuti di Napoli, ma queste parole vanno benissimo anche per Rosarno. Insomma, la colpa dei mali del Sud è anche e soprattutto dei cittadini-elettori.
2. Guido Tabellini: “Cosa fare per risolvere davvero i problemi del Mezzogiorno? Nonostante decenni di politiche speciali a favore delle regioni meridionali, la convergenza con il resto d’Italia si è fermata a metà anni 70. Questi fallimenti hanno una ragione: sono stati utilizzati strumenti economici per affrontare problemi che invece riguardano la società, il funzionamento delle istituzioni e di tutti i servizi pubblici essenziali, le amministrazioni locali, il comportamento politico dei cittadini“. Parlava della Banca del Sud. Ma è un discorso che vale per tutte le stagioni. Se al Sud non partiamo dalle basi della convivenza civile di una normale società democratica, ogni intervento straordinario si rivelerà inutile. Oggi come ieri.