L’affaire Bertolaso, frettolosamente definito il punto d’inizio della “nuova Tangentopoli”, svela (a chi non se ne fosse ancora accorto) come il malcostume, il ladrocinio, le tangenti non siano patrimonio esclusivo dei politici.
Chi scrive ritiene che la classe politica sia espressione fedele del Paese, con i suoi difetti (tanti) e i suoi pregi (pochi).
Dalle indagini di Firenze emergono due cose. La prima: non sono chiare le responsabilità di Bertolaso. Credo che al massimo gli si possa imputare un pizzico di negligenza. La seconda: i veri ladri di denaro pubblico, i veri corrotti e corruttori sono imprenditori, funzionari, dipendenti pubblici.
La corruzione si annida ormai più nel ceto dirigenziale che nel ceto politico. Il mito della “imparzialità” della PA è un’ipocrisia pericolosa. resto un tifoso dello spoil system selvaggio. I dirigenti, tutti i dirigenti, devono scieglierli i politici che vincono le elezioni. Così saranno i politici sul serio e direttamente responsabili dei Balducci di turno. E a quel punto le dimissioni diverrebbero obbligatorie.
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Cala, cala Mariniello!E che sarà mai? Non interessa a nessun...
Andate avanti così ragazzi, a testa bassa. Siete l'ultima ve...
Non sapevo esistesse il monopolio di democrazia e parlamenta...








Forse il problema è che la corruzione si annida ormai ovunque e non è più circoscrivibile ad un solo ceto in particolare.
Un argine efficace, a mio avviso, sarebbe quello di implementare i servizi di audit interno, strumento che nelle aziende maggiori serve a contrastare i dipendenti meno efficaci, mentre nella P.A. è solo un’entità virtuale.
In tal modo, ovvero attraverso continui e mirati controlli accompagnati da mini-sanzioni disciplinari, si riuscirebbero a prevenire i casi più gravi e non si lascierebbe il compito del contrasto alla sola magistratura, la quale finisce per colpire sempre in modo plateale, sporadico e contraddittorio.
Giusto lo spoil-system ma solo se circoscritto ai dirigenti d’indirizzo e non a quelli operativi per i quali è preferibile avere persone formatesi con anni di esperienza nel settore che poi vanno a dirigere.
Scusa Gianmario, esordisci scrivendo che ” il malcostume, il ladrocinio, le tangenti non siano patrimonio esclusivo dei politici” e concludi con l’affermazione che “la corruzione si annida ormai più nel ceto dirigenziale che nel ceto politico”.
Se permetti la cosa e’ differente. In politica purtroppo, ci sono sempre piu’ in quell’ex ceto dirigenziale ed imprenditoriale (che trova il suo apice nel nano di Arcore) che di ladrocinio, corruzione e malavita ne hanno fatto un loro stile di vita e motivo di vanto.
@ Rukko: ok spoil system per dirigenti d’indirizzo. La corruzione in Italia è un fenomeno sociale culturalmente accettato. Il problema sta qui.
@ Sara: la corruzione c’era e ci sarà dopo il Cav. Qualche anno fa, i politici di professione vennero tacciati come ladri e si invocò la società civile. Che forse, spesso, si è dimostrata più incivile dei politici di professione.