Cari amici di Aversa,
venerdì mattina, in Consiglio comunale, discuteremo del Piano Casa. Uno strumento adottato dalla Regione Campania – su input del Governo Berlusconi – che mira a dare una scossa all’economia, rottamare l’edilizia di scarsa qualità dell’epoca post-bellica e favorire la bioedilizia. Risparmio i dettagli: clicca qui per studiare la Leggere regionale 19/2009.
Venerdì 26 Febbraio, il Comune di Aversa sarà chiamato a recepire – in parte o in toto – tale Piano Casa. L’orientamento prevalente pare essere quello di “cassare”, di non recepire i commi 2 e 4 dell’art. 7, titolato “Riqualificazione aree urbane degradate”. Io mi batterò per non far applicare anche il comma 5, articolo 7 del Piano Casa, che prevede testualmente:

Nelle aree urbanizzate e degradate, per immobili dismessi, con dimensione di lotto non superiore a quindicimila metri quadrati alla data di entrata in vigore della presente legge, in deroga agli strumenti urbanistici generali, sono consentiti interventi di sostituzione edilizia a parità di volumetria esistente, anche con cambiamento di destinazione d’uso, che prevedano la realizzazione di una quota non inferiore al trenta per cento per le destinazioni di edilizia sociale di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto ministeriale 22 aprile 2008 (Definizione di alloggio sociale ai fini dell’esenzione dell’obbligo di notifica degli aiuti di stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea). La volumetria derivante dalla sostituzione edilizia può avere le seguenti destinazioni: edilizia abitativa, uffici in misura non superiore al dieci per cento, esercizi di vicinato, botteghe artigiane. Se l’intervento di sostituzione edilizia riguarda immobili già adibiti ad attività manifatturiere industriali, artigianali e di grande distribuzione commerciale, le attività di produzione o di distribuzione già svolte nell’immobile assoggettato a sostituzione edilizia devono essere cessate e quindi non produrre reddito da almeno tre anni antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

Il comma 5 può essere il “cavallo di Troia” per consentire una speculazione nell’area ex Texas. Non ne ho certezza, lo ammetto. La fattispecie è complessa, si presta a varie interpretazioni e non sappiamo se nell’area in esame (superiore ai 15 mila metri quadrati di cui al co. 5) vi sia stato un frazionamento. Nel dubbio, io voglio essere prudente. Come dovrebbe essere ogni rappresentante del popolo.
Se vogliamo cambiare destinazione all’area ex Texas, se vogliamo immaginare – insieme ai proprietari – un futuro diverso per quella Area, possiamo farlo con gli strumenti ordinari. Ci si siede intorno ad un tavolo, si parla con la Città e si porta una proposta dettagliata e trasparente in Consiglio comunale.
Decisioni tanto importanti per la nostra Città, che ha problemi enormi in termini di traffico, strutture, economia, non possono assumersi in tutta fretta con uno strumento speciale quale è il Piano Casa. Abbiamo una Città da difendere. Abbiamo una Città da consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti.