Aldo Brancher si è dimesso stamattina, durante l’udienza Antonveneta, dove è imputato di ricettazione e appropriazione indebita. Potremmo atteggiarci a professori, dire “avevamo ragione noi”, dato che per primi abbiamo posto il problema “estetico” del neo-Ministro, il quale come primo atto eccepì il legittimo impedimento. Ma non lo faremo. Non ci interessa. Non amiamo atteggiarci a primi della classe.
Piuttosto, la prima reazione è stata “bravo Brancher”. E lo abbiamo detto d’istinto, quindi sinceramente. Senza alcun calcolo politico.
Le riflessioni, invece, sono giunte immediatamente dopo il “beau geste” di Brancher. Innanzitutto, ci sembra che Silvio Berlusconi abbia risolto la questione accettando in toto l’appello dei “finiani”, che pur vengono dipinti dalla stampa di famiglia come “nemici”, come coloro che remano contro e vogliono il pensionamento di Berlusconi. Nel caso specifico, invece, il premier è venuto incontro alle nostre richieste – che sono state formulate per salvaguardare il principio di legalità che sta molto a cuore a noi e a tutti gli elettori del Pdl – e che hanno evitato al nostro partito e alla maggioranza tutta un pericoloso voto in Aula, giovedì, quando si sarebbe discussa la mozione di sfiducia ad Aldo Brancher.
Infine, abbiamo pensato anche un’altra cosa. Non marginale. Ci dicono che invece del “controcanto”, le nostre questioni politiche andrebbero discusse all’interno del Pdl. “I panni sporchi si lavano in famiglia”. Bene. Ci permettiamo di suggerire una cosa, però. La prossima volta che si nomina un ministro, è bene discutere la cosa all’interno del partito, in modo che le nostre osservazioni possano esser tenute in debito conto, evitando così a Pdl, maggioranza e Governo di fare una brutta figura. Come nel caso di tutta la “querelle Brancher”. Che si è risolta nel migliore dei modi, ma che potevamo – onestamente – risparmiarci. E Silvio Berlusconi lo sa bene.